D’altronde, l’idea di unire orrore e cibo non è del tutto nuova (si pensi a prodotti orientali come il violentissimo The Untold Story di Herman Yau, ma anche al più concettuale e inquietante Dumplings di Fruit Chan); e inoltre, a ben vedere, il genere possiede da sempre, in sé, quella carica “grafica” e irriverente che ben si sposa con la messa alla berlina dell’asettico, sofisticato e plastificato mondo mediatico dell’alta cucina, così come con quello degli chef assurti al ruolo di guru.